Lunetta Savino genitori e vita privata: chi è il padre Gino Savino e quanti anni ha oggi

Lunetta Savino genitori, Gino Savino

Lunetta Savino genitori e vita privata

Lunetta Savino genitori, Gino Savino
Lunetta Savino e il padre Gino Savino

Lunetta Savino è nata il 2 novembre del 1957 a Bari. Lunetta si diploma al liceo classico nel 1977 e si trasferisce a Bologna per inseguire il sogno di attrice presso la Scuola di teatro di Alessandra Galante. Si laurea nel 1989 all’Università degli Studi di Bologna. Il suo debutto è in teatro nel 1981 con l’opera di Macbeth. Viene conosciuta dal grande pubblico grazie all’interpretazione di Cettina in Un Medico in Famiglia nel 1999. Chi sono i genitori di Lunetta Savino ?

Lunetta Savino genitori, chi sono Gino e Marina

Lunetta ha raccontato più volte il rapporto con i suoi genitori “Mia mamma era professoressa universitaria, mio padre di liceo. Lui voleva che io facessi di nuovo la pratica per riconfermare la patente ma io gli ho fatto capire che non si poteva fare. Sono uomini che hanno fatto la guerra, di altri tempi, sono delle rocce incredibili. Loro non mi hanno ostacolato per il ruolo di attrice, ma volevano un lavoro più stabile. Poi mi sono laureata, li ho fatti contenti.

Lunetta Savino e la morte della madre

Lunetta Savino ha ricordato sua madre Marina “Nonostante appartenesse a una generazione d’altri tempi, era una donna libera: indossava i pantaloni, aveva i capelli corti che non tingeva mai e non si truccava. E soprattutto era una donna colta, professoressa di Letteratura all’Università di Bari. Cn lei parlavo di tutto, libri, arte, film e a un certo punto non l’ho potuto più fare. A volte mi capita di pensare devo dirlo alla mamma, poi mi ricordo che non c’è più, ma l’istinto c’è ancora”. Marina è morta all’età di 70 anni a causa dell’Alzheimer.

Lunetta Savino e il padre centenario Gino Savino

Il padre Gino Savino ha compiuto 100 anni il 26 dicembre 2021. Lunetta ha raccontato un po’ di lui “È la mia roccia, continua a combattere grintoso nonostante l’età veneranda. Fino a poco tempo fa guidava l’automobile e pretendeva di continuare a farlo per sentirsi autonomo, ma a un certo punto sono stata io a dirgli basta. Tuttavia, non posso togliergli tutto e a volte mi arrendo alle sue incessanti richieste di libertà”.

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