Mi chiamo Francesco Totti recensione del docufilm di Alex Infascelli presentato alla Festa del cinema di Roma 2020

Quando esci dalla sala, le emozioni ti rimangono attaccate addosso. Mi chiamo Francesco Totti, il docufilm di Alex Infascelli presentato alla Festa del Cinema di Roma 2020, non è un omaggio rivolto al pubblico romanista. Non è nemmeno un’opera destinata esclusivamente a uno spettatore sportivo. È un film adatto davvero a tutti. La storia di un bambino prodigio che nel giro di 30 anni diventerà la bandiera della Roma e di Roma. Per certi versi è un documentario accostabile a quello firmato da Joaquim Pedro de Andrade “Garrincha, Alegria do Povo”, ma qui l’uomo in più è sempre Francesco Totti che ricopre il ruolo inedito di narratore. Nulla di preparato, Totti commenta in italiano e in romanesco le sue avventure professionali e personali. Dai primi passi con la Lodigiani, all’esordio con la maglia della Roma, fino allo scudetto del 2001, al Mondiale 2006 e al commovente ritiro nel 2017. Ci sono anche i momenti bui: l’infortunio in Roma-Empoli prima del Mondiale, la tentazione Real Madrid e tutta la verità sulla diatriba Totti-Spalletti. Filmati inediti accompagnati da colonne sonore da brividi, una su tutte è quella di “Robert Miles – Children” presente anche nel trailer. Possiamo riassumere i 120 minuti con un’unica parola: emozionante. Mi chiamo Francesco Totti è assolutamente da non perdere e si candida a essere una delle opere cinematografiche italiane più belle del 2020.

MI CHIAMO FRANCESCO TOTTI RECENSIONE DI ALBERTO FUSCHI 10/10
10/10

Mi chiamo Francesco Totti FOTO dal film

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Blog di Alberto Fuschi

Giornalista iscritto presso l'Ordine Nazionale dei Giornalisti. Blog Magazine: Piper Spettacolo Italiano