Intervista a Melania Dalla Costa, protagonista del cortometraggio “I Sogni Sospesi” presentato a Venezia 76

I Sogni Sospesi a Venezia 76, intervista alla protagonista Melania Dalla Costa

Ieri pomeriggio, presso lo spazio della Regione Veneto all’Hotel Excelsior del Lido di Venezia, Melania Dalla Costa ha presentato ufficialmente il corto “I Sogni  Sospesi”a Venezia 76 insieme alla regista Manuela Tempesta, gli attori Giovanni Maria Buzatti e Francesca Cardinale. Subito dopo la proiezione e la conferenza stampa, Melania Dalla Costa ha rilasciato gentilmente un’intervista a Spettacolo Italiano. 

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Siamo con Melania Dalla Costa, protagonista del cortometraggio “I Sogni Sospesi” dopo il percorso nazionale e internazionale eccoci qui a Venezia 76, però per te che sei veneta è come ritornare a casa…

«Certo! Per me è stato molto importante portare qui il progetto oggi perché è la mia terra, poi con il patrocinio della Regione del Veneto e con la collaborazione dell’Associazione Anna Magnani, qui nello spazio della Regione Veneto appunto e nel Festival italiano più importante e uno dei più importanti a livello internazionale. Il tema de “I sogni sospesi” tratta la violenza sulle donne. Purtroppo se ne parla molto ma si fa davvero poco. Non ci sono abbastanza leggi che tutelano le donne, quindi c’è tanto ancora da fare in Italia, quindi ho scelto di sviluppare questa tematica per sensibilizzare ancora l’opinione pubblica».

Tema violenza sulle donne. Cosa dovrebbe fare il governo oggi? A che punto siamo?

«Stiamo facendo ancora poco purtroppo, si devono fare delle leggi che tutelino le donne soprattutto che non sia concesso che la violenza all’interno di un matrimonio, di una casa, sia scontata. Nel senso che si legge la cronaca oggi, una donna che viene picchiata da un marito tra un pò va in carcere lei e non il marito. Quindi è consentita la violenza all’interno delle porte domestiche, non va assolutamente bene. L’Italia deve fare ancora molto, il mondo deve fare ancora molto e soprattutto c’è questa poca sensibilità verso i più deboli, quindi non solo le donne, ma pure gli uomini, i bambini. Oltre alla violenza fisica anche quella psicologica, oggi si fa troppo poco».

Melania Dalla Costa «In Italia si parla molto ma si fa ancora poco contro la violenza sulle donne»

Ecco, tu sei protagonista di questo cortometraggio. Il prodotto del cortometraggio sta crescendo molto. Sei stata anche protagonista del Social World Film Festival, uno dei festival più importanti del corto a livello nazionale e internazionale. Quindi, che ruolo assume il cortometraggio oggi rispetto alle serie tv e al cinema?

«Ho notato che il cortometraggio lo fanno anche le star di Hollywood. Ormai, con un cortometraggio puoi lanciare un messaggio, soprattutto con un corto puoi sperimentare molto più, perché ovviamente le richieste di un distributore sono inferiori, quindi puoi tentare un progetto sperimentale, dove puoi osare, puoi anche crescere come artista. Oggi ormai ci sono i distributori per i corti, ad esempio il mio (la Premiere Film) l’ha portato in tutto il mondo, è stato semifinalista al Los Angeles CineFest e stiamo continuando questo viaggio verso l’internazionalità e sono molto felice di averlo prodotto co-sceneggiato e essere anche la protagonista».

Melania Dalla Costa «Non sono femminista, vorrei solo la parità»

Melania Dalla Costa a Venezia 76, party del Leone d'Oro Pedro Almodòvar (Getty)
«Vorrei trovarmi ad un festival internazionale dove le registe sono di un numero maggiore rispetto agli uomini»

Oltre a essere una bravissima attrice, una bellissima donna, sei anche una grandissima atleta. Questa estate c’è stato il Mondiale Femminile di Calcio e abbiamo visto questa crescita dello sport femminile. Anche in questo caso, a che punto siamo?

«Io facevo parte della Nazionale di Sci nordico, quindi sono un ex atleta. A livello sportivo non c’è parità, non c’è parità nemmeno nel mondo del cinema perché le donne vengono pagate molto meno, si vedono poche donne come registe, sceneggiatrici, co-sceneggiatrici. Per questo ho scelto una cast artistico fatto da donne. Mi preccupa il fatto che siamo alle porte del 2020 e siamo ancora qui che affrontiamo il tema. Una società che torna indietro, che non va mai avanti, che va sempre verso il buio, non verso la luce. Non sono femminista, vorrei solo la parità».

Appunto per questo, chiedeva di più nella selezione di Venezia 76?

«Io avrei chiesto di più. Secondo me le donne dovrebbero imparare a non stare zitte ma a chiedere molto di più. Vorrei trovarmi ad un festival internazionale dove le registe magari sono di numero maggiore rispetto agli uomini. Quando? Mai!»

Intervista a cura di Alberto Fuschi